Come Andrea Rossi ha risolto i problemi di surriscaldamento dell’E-Cat QuarkX

Nonostante tutto lo scetticismo che lo circonda, e nonostante l’azione legale in corso contro la Industrial Heat, Andrea Rossi ed il suo team continuano imperterriti a lavorare all’E-Cat QuarkX. Recentemente, soprattutto dopo la fine della collaborazione con la IH, i detrattori di Rossi stanno rialzando sensibilmente la voce, ed i ritardi nella presentazione pubblica dei nuovi reattori stanno certamente provocando qualche perplessita’ anche tra quanti da anni segono con fiducia l’attivita’ di Rossi.

Ma, come dicevamo, lui sembra non curarsene e prosegue il suo lavoro. Sappiamo anche che Rossi ama mantenere vivo il rapporto con il suo “pubblico” e per questo motivo aggiorna quotidianamente il suo blog sul Journal of Nuclear Physics, fornendoci in tal modo qualche dettaglio sulla sua attivita’. I piu’ scettici sottolineano sempre piu’ spesso come non ci sia prova di quanto afferma Rossi sul suo blog, ma tanti lettori al momento mostrano ancora fiducia, e rivolgono al nostro inventore svariate domande.

Ovviamente negli ultimi mesi l’interesse generale e’ puntato sull’E-Cat QuarkX, l’ultimo tipo di reattore su cui Rossi ed il suo team stanno lavorando e che, se tutto andra’ come previsto, sara’ presentato all’inizio del 2017. Nelle ultime ore un lettore del blog chiede conferma sul metodo di raffreddamento utilizzato per questo reattore. Infatti nelle ultime settimane Rossi aveva affermato che avevano dovuto ridurre la potena da 100W a 20W ed aumentare il volume di ogni unita’ QuarkX per evitare problemi di surriscaldamento.

Quindi Dennis Smith (cosi’ si firma il lettore) vuole sapere se ha ben compreso  se il problema del surriscaldamento del reattore e’ stato risolto adottando questa soluzione: vengono alernati i periodi di accensione e di spegnimento dell’E-Cat QuarkX per ottenere una potenza costante ma, nello contempo, un adeguato periodo di raffreddamento del reattore. Il problema presentatosi con l’E-Cat QuarkX e’ stato quello di una temperatura troppo elevata rispetto ad un volume cosi’ piccolo, col rischio di fusione. Rossi conferma l’esattezza del procedimento.

 

 

 

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